Archivio Storico

 

Il Real Borbone - Documenti dal 1909

All’interno  del  periodico  Il  Foglietto ci sono sezioni diversificate in base all’area geografica di appartenenza: nella rubrica Cose di San Severo   
incentrata sul Teatro Comunale di San Severo ci sono informazioni relative  ai  principali  spettacoli  teatrali  e cinematografici.

Nei primi mesi dell’anno 1909 troviamo notizie riguardanti la
produzione di opere liriche come Il Barbiere di Siviglia e Il
Trovatore.

N°20 pubblicato il 28/3/1909

N°21 pubblicato il
1/4/1909

La  fine  dell’anno  vede  l’avvicendarsi  di  svariate  compagnie
teatrali tra le quali la compagnia comica di Luigi Navarri, con
Antonio Brunorini protagonista.


N° 83 pubblicato il 11/11/1909

 

 

 

Segue  la  compagnia  drammatica  Cigoli  che  rappresentò
molte opere tra le quali La figlia di Iorio e Madame Sans
Gêne,  celebre  opera  di  Victorien  Sardou  musicata  da
Umberto Giordano con la prima attrice Eugenia Cigoli.

N°85 pubblicato il 18/11/1909

N°95 pubblicato il 23/12/190919

Il   30   dicembre   del   1909   anche   a   San   Severo   venne
rappresentata la Fedra di Umberto Bozzini, che segnò un altro incredibile trionfo di una delle
opere più importanti dell’anno; l’entusiasmo degli spettatori è reso manifesto   nell’articolo
presente  sul  periodico  che  elogia  il  lavoro  dell’autore  e  la
bravura degli attori.

N°96 pubblicato il 30/12/1909

    

 

 

 

Dott. Stefano Lotti

Il Teatro Verdi

La tradizione teatrale di San Severo scaturisce dalla cultura e dalla sensibilità dell’antica aristocrazia cittadina. Già ai primi anni del Seicento, infatti, sono attestate in città alcune sale di palazzo, messe a disposizione da colti signori, in cui ci si dedicava ai piaceri delle lettere e della musica, non di rado condividendoli con ospiti forestieri. Ma fu solo intorno alla metà del Settecento che nacque il primo teatro pubblico sanseverese, realizzato in una sala dell’antico Palazzo del Decurionato, nel cuore della città, e attivo fino ai primi anni dell’Ottocento.

Il 21 novembre 1819 fu inaugurato, invece, il Real Borbone, il primo teatro all’italiana di Capitanata e uno dei primissimi nel Mezzogiorno. Con una comoda platea e tre ordini di palchi, per oltre 430 posti complessivi, il Real Teatro rappresentò per la città il luogo culturale privilegiato per oltre un secolo, fino alla chiusura nel gennaio 1927.


Considerata l’inadeguatezza del vecchio teatro, divenuto insufficiente rispetto alla popolazione, già nel 1925 l’Amministrazione Comunale prese in considerazione l’opportunità di costruire un nuovo edificio per gli spettacoli, incaricando per la redazione del progetto l’ing. Ricci. Il suo progetto, approvato nel 1926, fu poi accantonato. Seguì, nel 1928, il progetto dell’ing. Recca, risultato talmente sgraziato da dover essere radicalmente rifatto dall’ing. Celozzi alla fine dello stesso anno. Celozzi seppe risolvere molti dei problemi legati alla costruzione del grande edificio sull’area trapezoidale del giardino dell’ex monastero di san Lorenzo, ma il suo progetto apparve esteticamente assai discutibile. Così nel 1929, avviato il cantiere e iniziato lo scavo per le fondazioni, si incaricò il celebre architetto e ingegnere Cesare Bazzani, accademico d’Italia, di ridisegnare i prospetti esterni del teatro rispettando quanto più possibile lo scheletro architettonico progettato da Celozzi. Bazzani, tuttavia, non si limitò a ridisegnare i prospetti, ma rifece, per quanto atteneva alla parte artistica, i disegni del vestibolo, dell’atrio, della sala etc. «onde metterli in armonia con lo stile da lui prescelto per i prospetti». Per la verità, fin da subito fece anche presente «la necessità di varie modifiche organiche, per quanto di dettaglio, ne le planimetrie, ne l’organismo, già diligentemente predisposto», facendo correggere in corso d’opera le fondazioni, il tutto in funzione di una serie di modifiche, «consigliate da varie ragioni» che, nondimeno, si rivelarono presto tutt’altro che «di dettaglio»: l’area del palcoscenico e la zona riservata ai camerini e ai locali del retropalco furono interamente riviste, il sistema di copertura dell’edificio fu del tutto trasformato, l’avancorpo cogli ambienti di intrattenimento venne sostanzialmente rimodulato, la sala teatrale fu modificata strutturalmente sia nella partizione dei palchi sia nella definizione del quinto ordine, coll’arretramento delle colonne portanti e la sostituzione della grande cupola circolare all’angusta calotta irregolare immaginata da Celozzi, ottenendo maggiore visibilità, migliore acustica e, soprattutto, un’eccezionale dilatazione degli spazi, perfetto amplificatore della monumentale solennità dell’ambiente riformato dall’architetto. In aggiunta, Bazzani pretese e ottenne di seguire personalmente l’esecuzione dei suoi progetti, «elemento indispensabile per il migliore sviluppo e risultato di lavoro». Il geniale architetto romano divenne, in altre parole, il principale artefice dell’edificio teatrale, di cui curò ogni minimo dettaglio. Celozzi invece, benché autore dell’ingegnosa ossatura originale del teatro, si limitò a osservare le imposizioni di Bazzani e a dirigere il cantiere, intervenendo esclusivamente in questioni di ordine statico.

L’impianto scenotecnico del teatro fu realizzato da Mario Bornesacci, un’autentica autorità in materia. Le decorazioni furono eseguite, su disegni di Bazzani, dall’artista sanseverese Luigi Schingo. La grande cupola in ferro, pesante circa 19 tonnellate e del diametro di 20 metri, fu costruita dalla ditta D’Achille di Pescara. Sempre su disegni di Bazzani, inoltre, le prestigiose vetrerie Venini di Murano realizzarono tutti i gruppi luminosi in cristallo, e soprattutto il gigantesco lampadario della sala, del peso di circa una tonnellata.

Nel 1935 Bazzani inviò gli ultimi disegni, quelli del ridotto dei palchi, e nel 1936 l’edificio, capace di 1600 spettatori, fu completato. Il nuovo teatro costò complessivamente 2.938.800 lire. Il 9 dicembre 1937 il nuovo Comunale fu solennemente inaugurato coll’Andrea Chénier di Umberto Giordano. Il musicista, impossibilitato per ragioni di salute a dirigere personalmente l’opera, scrisse il 4 dicembre al podestà, scusandosi di non poter intervenire all’evento essendo «nella assoluta impossibilità di assentarsi da Milano», ma dedicando memorabili parole al nuovo teatro: «Ciò mi addolora profondamente. Avrei con gioia ammirato l’opera del sapiente e geniale architetto Bazzani e sarei stato fiero di assistere fra i miei amati concittadini al mio Chénier, dato per inaugurazione del Teatro. Sono anche orgoglioso come pugliese che la mia S. Severo possa glorificarsi di possedere uno dei teatri più belli e moderni che vanti l’Italia».

 

La sera dell’inaugurazione erano presenti le autorità civili e militari, l’architetto Bazzani e gli altri artefici della costruzione del teatro. Aprirono il velario di velluto cremisi «due valletti in costume ed in parrucca». Il capolavoro di Giordano fu esaltato dall’interpretazione del grande soprano Rosetta Pampanini.

La programmazione del nuovo teatro fu da subito ricca e di qualità: furono allestiti numerosi spettacoli lirici e di prosa, operette, varietà e balletti che resero la moderna struttura teatrale sanseverese un imprescindibile punto di riferimento per l’intera Puglia e non solo. Dopo la breve interruzione causata dagli eventi bellici, il teatro riprese la regolare programmazione, offrendo un ampio ventaglio di spettacoli di ogni genere (con personalità artistiche di prim’ordine) e confermando la sua assoluta eccellenza in Capitanata. A garantire la continuità e la qualità degli spettacoli fu Alfredo Menelao, l’impresario cui l’Amministrazione Comunale, che scelse di non occuparsi direttamente della gestione artistica del teatro, si affidò fin dalla stagione lirica inaugurale del 1937, un professionista di provata esperienza che gestì la programmazione del teatro sanseverese quasi ininterrottamente fino alla sua prematura scomparsa nel 1947, portando sul palcoscenico della sala di Bazzani artisti lirici del calibro di Toti Dal Monte, Maria Pedrini, Margherita Carosio, Gino Bechi, Galliano Masini, Iva Pacetti, Ebe Ticozzi, Benvenuto Franci, Ugo Savarese ed altri.

Scomparso Alfredo Menelao, fu il suo referente, l’impresario sanseverese Cesare Giancola, ad assumere la responsabilità della gestione del teatro comunale, organizzando fino al 1974 una innumerevole serie di spettacoli di ogni genere e ospitando artisti di prim’ordine, tra cui Peppino e Titina De Filippo, Carlo Dapporto, Walter Chiari e Sandra Mondaini per la commedia, Paola Borboni, Salvo Randone, Aroldo Tieri e Arnoldo Foà per la prosa, Erminio Macario, Fanfulla e Nino Taranto per l’avanspettacolo, Domenico Modugno, Gino Paoli, Gianni Morandi e Rita Pavone per la musica leggera.

Nel 1975 il teatro è stato ufficialmente dedicato a Giuseppe Verdi. La nuova denominazione coincide colla fine dell’età degli impresari, perché da questa data l’Amministrazione Comunale riprende a gestire direttamente la programmazione del teatro. Finisce, così, anche l’uso poco ortodosso e indiscriminato della monumentale struttura, impiegata spesso per attività a dir poco improprie (non ultime le partite di pugilato, i banchetti di nozze e le feste degli studenti) e coll’avancorpo divenuto sede di associazioni giovanili, un utilizzo incauto che non mancò di danneggiare profondamente la struttura e di rovinarne gli arredi.

Nel 1987, dopo cinquant’anni di vita trascorsi senza alcun intervento di manutenzione straordinaria dell’edificio, il teatro è stato chiuso per irrimandabili radicali restauri degli interni e delle coperture. Completati i restauri, il teatro, rimesso completamente a nuovo, riapre nel 1991 con un allestimento del Rigoletto di Verdi. Nel 2002, invece, si effettua il restauro dei prospetti esterni, mai stati, fino ad allora, oggetto di manutenzione.

Emanuele d’Angelo